home chi siamo archivio news scriveteci
Il Concilio e il terremoto nella Chiesa
di Irene Bertoglio

Le nuove frontiere dell'evangelizzazione
di Matteo Orlando

Il sacerdote e la psicologia
di Sergio Rolando

Pompei, dove la Madonna appare ai cuori
di Padre Antonio Rungi

La storia di Don Salvatore Vitale: una vita intera per Gesù Eucaristia
di Don Michele Barone

Il Papa che non è scappato davanti ai lupi
di Francesco Antonio Grana

La Grande Riforma Spirituale
di Luciano Nicastro

La santità di Pio XII
di Monsignor Andrea Gemma

Evoluzione o involuzione?
di Don Giuseppe Tagliareni

Nuova Laicità, ‘de jure condendo’
di Luciano Nicastro



'Petrus', Moggi e i sepolcri imbiancati

di Gianluca Barile

CITTA’ DEL VATICANO - Luciano Moggi. Basta il nome. Lo conoscono tutti. C’è chi lo adora e chi lo detesta. Chi lo ha osannato e chi lo ha abbandonato nel momento del bisogno. Ha vinto tutto. Ha dato fastidio a molti. La sua Juventus è entrata nella storia. E nella storia è entrato pure lui. Da eterno vincente. Il calcio è così: ti glorifica e ti mortifica in un batter d’occhio. Ma non ti cancella. Chi lo ammira, lo descrive come un grande manager; chi lo odia, lo paragona ai peggiori boss della mafia. Ma, fino a prova contraria, non ha ammazzato nessuno. ‘Petrus’. Basta il nome. Significa Pietro. Lo conoscono tutti. Si occupa del Pontificato di Benedetto XVI. E non solo. Nelle ultime settimane, infatti, si sta interessando anche del rapporto tra Sport e Fede. In particolare, si è concentrato sul problematico mondo del calcio. Per dare voce ai protagonisti di questo ambiente che non è fatto solo di denaro e potere, ma anche di sentimenti, di belle storie umane, di emozioni da raccontare. Il cammino è stato lento. E tortuoso. Ma alla fine abbiamo deciso di insistere. E i risultati ci hanno premiato: i nostri lettori amano particolarmente le interviste ai personaggi del calcio. Perché si raccontano come uomini e non come divi. Perché parlano della religione, di Dio, della Speranza, della lotta tra Bene e Male, pur appartenendo ad un mondo che si vuole far passare a tutti i costi per corrotto e irrimediabilmente dannato. Come è noto, da lunedì Luciano Moggi inizierà la sua collaborazione (gratuita) con ‘Petrus’, curando una rubrica settimanale sull’ultima giornata di campionato e mescolando temi calcistici e religiosi. I moralisti di turno si sono già scandalizzati; i colpevolisti di sempre hanno immediatamente emesso sentenze di condanna; i ‘falchi’ del ‘noi siamo cattolici e non possiamo perdonare uno come lui sospettato di fatti gravi’ hanno dimenticato di doversi comportare come ‘colombe’ perché nessun uomo, agli occhi di Dio e della società, può considerarsi migliore di un altro uomo. ‘Siate invece gli uni verso gli altri benigni, misericordiosi, perdonandovi a vicenda, come anche Dio vi ha perdonati in Cristo" (Efesini 4:32). Noi siamo per l'accoglienza. Le chiacchiere, le intercettazioni, le accuse, le vendette le lasciamo ad altri, non ci interessano; il nostro obiettivo, in questo caso, è quello di fornire un contributo chiaro all’informazione religiosa per fare in modo che essa funga da faro per illuminare l’oscuro mondo del calcio. Ma tant’è: i nemici di Moggi, e nostri, sono andati all’attacco, ci hanno scritto e-mail degne delle peggiori discariche, ci hanno messi all’indice dal pulpito della loro ipocrisia. A questo punto, la domanda sorge spontanea: siamo ancora cristiani? Siamo ancora in grado di amare? ‘Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano... Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete?... Voi dunque siate perfetti, com'è perfetto il Padre vostro celeste’ (Matteo 5:44-48). Dunque, cosa significa essere cattolici? Parlare della fede in Cristo? Dire pubblicamente che si crede nella Signoria di Gesù? Santificare la Domenica e tutte le altre feste partecipando alla Messa? Tutto questo sicuramente deve far parte della vita di un cristiano, eppure Gesù ci chiede altro: ‘Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi’. E se amare significa rispettare, perché non dovremmo rispettare anche Luciano Moggi? Che qualcuno si possa sostituire in terra al Tribunale di Dio? Forse che chi giudica negativamente la persona dell’ex Direttore Generale della Juventus si senta più giusto dell’Altissimo? Qualcuno potrebbe obiettare che chi valuta negativamente questa collaborazione è laico o ateo, per cui è libero di sputare sentenze e veleno. Allora noi rispondiamo da laici, facendo riferimento alle Leggi del nostro Ordinamento: non si è colpevoli di nulla fino a che una sentenza passata in giudicato non dichiari diversamente. Di sepolcri imbiancati è pieno il mondo. ‘Chi non ha peccato, scagli per primo la pietra’, disse il Signore a coloro che volevano lapidare l’adultera. Noi di ‘Petrus’ ci professiamo cattolici e vogliamo dimostrarlo; non giudichiamo Moggi perché il giudizio spetta a Dio; non lo giudichiamo da un punto di vista penale perché ciò tocca solo alla Magistratura; non lo giudichiamo perché non siamo nessuno per farlo. Qualche ‘puritano’ benpensante (?) si è scandalizzato perché abbiamo definito ‘Big Luciano’ un galantuomo: con noi lo è stato, e forse anche con chi nei momenti di sventura gli ha voltato le spalle. Nessuno, però, ha avuto il coraggio di ammettere che ‘Petrus’  ha messo a segno un bel colpo con l’ingresso di Moggi nella scuderia dei collaboratori (che sia stato proprio questo il problema per chi avrebbe voluto tarparci le ali?). Certo, ci occupiamo di Chiesa, e principalmente del Magistero dell’amato Santo Padre Benedetto XVI, ma perché dovremmo dimenticare quei settori della società, compreso il calcio, che coinvolgono e interessano milioni di persone? Che essere cattolici sia diventata una discriminante, per cui se il prossimo è anche solo sospettato di un torto, debba essere lapidato? No, questa logica non appartiene ai seguaci di Gesù ma a quelle credenze che si basano sull’odio e la violenza. Noi cristiani siamo diversi, siamo per l’accoglienza. Perché, come ci ha ricordato proprio Benedetto XVI, ‘Dio è Amore’.