|
Le parole di Benedetto XVI all’Angelus: “Simon Pietro, Paolo e Isaia insegnano che Dio ci accetta malgrado i nostri peccati. Ora preghiamo affinchè sempre più ‘operai’ servano la Chiesa” |
CITTA’ DEL VATICANO - Le Scritture ci mostrano "come l'incontro autentico con Dio, porti l'uomo a riconoscere la propria poverta' e inadeguatezza, il proprio limite e il proprio peccato". "Ma - afferma Benedetto XVI -, nonostante questa fragilita', il Signore, ricco di misericordia e di perdono, trasforma la vita dell'uomo e lo chiama a seguirlo". "Isaia - spiega ancora il Papa - si trova al cospetto del Signore tre volte Santo ed e' preso da grande timore e dal sentimento profondo della propria indegnita'. Ma un serafino purifica le sue labbra con un carbone ardente e cancella il suo peccato, ed egli, sentendosi pronto a rispondere alla chiamata, esclama: Eccomi Signore, manda me!". Secondo il Pontefice, "la stessa successione di sentimenti e' presente nell'episodio della pesca miracolosa: invitati da Gesu' a gettare le reti, nonostante una notte infruttuosa, Simon Pietro e gli altri discepoli, fidandosi della sua parola, ottengono una pesca sovrabbondante. Di fronte a tale prodigio, Simon Pietro non si getta al collo di Gesu' per esprimere la gioia di quella pesca inaspettata, ma, come racconta l'Evangelista Luca, gli si getta alle ginocchia dicendo: 'Signore, allontanati da me, perche' sono un peccatore'. Gesu', allora, lo rassicura: 'Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini'; ed egli, lasciato tutto, lo segue". Ed anche San Paolo, infine, "ricordando di essere stato un persecutore della Chiesa, si professa indegno di essere chiamato apostolo, ma riconosce che la grazia di Dio ha compiuto in lui meraviglie e, nonostante i propri limiti, gli ha affidato il compito e l'onore di predicare il Vangelo". Il Papa, dunque, parlando ai 50.000 fedeli presenti in piazza San Pietro per l’Angelus domenicale, rievoca "l'umilta' testimoniata da Isaia, da Pietro e da Paolo" al momento della loro chiamata da parte del Signore. Questa umilta', osserva Benedetto XVI, "invita quanti hanno ricevuto il dono della vocazione divina a non concentrarsi sui propri limiti, ma a tenere lo sguardo fisso sul Signore e sulla sua sorprendente misericordia, per convertire il cuore, e continuare, con gioia, a 'lasciare tutto' per Lui. Egli, infatti, non guarda cio' che e' importante per l'uomo: 'L'uomo vede l'apparenza, ma il Signore vede il cuore', e rende degli uomini poveri e deboli, ma che hanno fede in Lui, intrepidi apostoli e annunciatori della salvezza". "In quest'Anno Sacerdotale, preghiamo il Padrone della messe, perche' mandi operai alla sua messe e perche' quanti sentono l'invito del Signore a seguirlo, dopo il necessario discernimento, sappiano rispondergli con generosita', non confidando nelle proprie forze, ma aprendosi all'azione della sua grazia", e’ poi l’esortazione del Pontefice. "In particolare - aggiunge Ratzinger -, invito tutti i sacerdoti a ravvivare la loro generosa disponibilita' a rispondere ogni giorno alla chiamata del Signore con la stessa umilta' e fede di Isaia, di Pietro e di Paolo". "Alla Vergine Santa - quindi - affidiamo tutte le vocazioni, particolarmente quelle alla vita religiosa e sacerdotale. Maria susciti in ciascuno il desiderio di pronunciare il proprio 'sì' al Signore con gioia e dedizione piena". Benedetto XVI, naturalmente, ha voluto anche associarsi ai vescovi italiani e al loro messaggio per la ‘Giornata della Vita’ dedicata al tema: "La forza della vita, una sfida nella povertà". "Nell'attuale periodo di difficolta' economica - ha rimarcato il Papa dopo la preghiera dell'Angelus -, diventano ancora piu' drammatici quei meccanismi che, producendo poverta' e creando forti disuguaglianze sociali, feriscono e offendono la vita, colpendo soprattutto i piu' deboli e indifesi". Ad avviso del Pontefice, "tale situazione, pertanto, impegna a promuovere uno sviluppo umano integrale per superare l'indigenza e il bisogno, e soprattutto ricorda che il fine dell'uomo non e' il benessere, ma Dio stesso e che l'esistenza umana va difesa e favorita in ogni suo stadio. Nessuno infatti - ha scandito il Santo Padre - e' padrone della propria vita, ma tutti siamo chiamati a custodirla e rispettarla, dal momento del concepimento fino al suo spegnersi naturale". Salutando i militanti del Movimento per la Vita di Roma, accompagnati in piazza San Pietro dal Cardinale vicario Agostino Vallini, Benedetto XVI ha inoltre espresso "apprezzamento per coloro che piu' direttamente operano al servizio dei bambini, dei malati e degli anziani". "La Diocesi di Roma - ha rilevato Ratzinger - dedica speciale attenzione alla ‘Giornata per la Vita’ e la prolunga nella 'Settimana della Vita e della Famiglia’. Auguro - ha proseguito - la buona riuscita di questa iniziativa ed incoraggio l'attivita' dei consultori, delle associazioni e dei movimenti, come pure dei docenti universitari impegnati a sostegno della vita e della famiglia". "Nessuna difficolta' e' insuperabile" e "un popolo che non riesce a difendere la vita deve a lungo meditare sul suo processo di civiltà", ha evidenziato da parte sua il Cardinale Vallini, nell'omelia di una Messa celebrata nella Parrocchia di Santa Maria in Traspontina in occasione della ‘Giornata della Vita’. Per Vallini, "e' troppo facile dire: 'Come si fa con la crisi? Conosco - ha detto il porporato - donne immigrate, sole, senza alcuna garanzia, che di fronte ad incentivi per liberarsi di un bambino hanno detto di no. Le difficolta' non sono mai insuperabili - ha ammonito - e Dio ci da' forza e coraggio. L'esperienza del cristiano deve essere pubblica, visibile e coraggiosa: in ogni occasione egli deve chiedersi cosa puo' fare per determinare il corso degli eventi". Per questo, ha concluso il vicario di Roma, "la ‘Giornata della Vita’ non deve essere una ricorrenza vuota, ma ci ricorda che dovremmo fremere di fronte ad ogni bambino che muore prima di nascere, perche' un popolo che non riesce a salvare la vita deve a lungo meditare sul suo processo di civiltà". "Il prossimo 11 febbraio, memoria della Beata Vergine di Lourdes e ‘Giornata Mondiale del Malato’, al mattino celebrero' la Santa Messa con gli ammalati, nella Basilica di San Pietro", ha intanto annunciato il Papa sempre all’Angelus. Il Pontefice ha anche rivolto "un cordiale saluto" ai pellegrini polacchi: "La liturgia della domenica odierna - ha infine concluso Benedetto XVI riferendo parole ripetute tante volte da Giovanni Paolo II - indirizza i nostri pensieri verso il mistero della vocazione alla santita'. Cristo, che ci invita perche' con Lui riconosciamo e compiamo la volonta' del Padre, dice: 'Prendi il largo...!', e ci rincuora: 'Non temere...!'. SeguiamoLo con coraggio, e la sua presenza nel nostro quotidiano ci santifichi". |
|