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Il Pontefice a Carpineto Romano sulle orme del grande precursore della Dottrina Sociale della Chiesa: “Leone XIII ha insegnato che i cattolici devono essere fermi sui principi e aperti al dialogo” |
CARPINETO ROMANO - Benedetto XVI esorta i cattolici italiani a "una partecipazione costruttiva, ricca di contenuti, ferma sui principi e capace di apertura". "All'interno della realta' storica, i cristiani, agendo come singoli cittadini, o in forma associata - spiega il Papa -, costituiscono una forza pacifica di cambiamento profondo, favorendo lo sviluppo delle potenzialita' interne alla realta' stessa". "E' questa - per il Santo Padre - la forma di presenza e di azione nel mondo proposta dalla Dottrina Sociale della Chiesa, che punta sempre alla maturazione delle coscienze quale condizione di valide e durature trasformazioni". Per proporre "un'ampia riflessione sulla spinta di promozione umana apportata dal Cristianesimo nel cammino della civilta', e anche sul metodo e lo stile di tale apporto, conformi alle immagini evangeliche del seme e del lievito", il Pontefice ha scelto un luogo simbolo, Carpineto Romano, la cittadina laziale che 200 anni fa diede i natali a Leone XIII, il promotore, appunto, della Dottrina Sociale Cristiana. "In un'epoca di aspro anticlericalismo e di accese manifestazioni contro il Papa - ricorda Benedetto XVI nell'omelia pronunciata davanti a cinquemila fedeli radunati nel centralissimo Largo dei Monti Lepini -, Leone XIII seppe guidare e sostenere i cattolici sulla via di una partecipazione costruttiva, ricca di contenuti, ferma sui principi e capace di apertura". "Subito dopo la sua Enciclica 'Rerum Novarum' - infatti - si verifico' in Italia e in altri Paesi un'autentica esplosione di iniziative: associazioni, casse rurali e artigiane, giornali, un vasto 'movimento' che ebbe nel servo di Dio Giuseppe Toniolo l'illuminato animatore". Tra i frutti del rinnovamento di Leone XIII, pure le Settimane Socali, che la Chiesa italiana continua a promuovere: la prossima si terra' a meta' ottobre a Reggio Calabria, e "non sara' un semplice convegno per conferenze, ma un convenire per riflettere, condividere la discussione sui problemi, un momento di crescita della coscienza e dell'impegno operativo gia' assunto e svolto, e da assumere e svolgere", come ha affermato a margine della visita di Ratziner a Carpineto, il Segretario della Cei, Monsignor Mariano Crociata, sottolineando che "la scelta del tema - 'Cattolici nell'Italia di oggi: un'agenda di speranza per il Paese' - non e' un argomento qualsiasi da trattare, ma davvero un'agenda di speranza per ricominciare, dalla coscienza del popolo cristiano, un processo di assunzione di responsabilita' anche politica, perche' la fede, per il cristiano integrale, viene coltivata e maturata fino al punto di un impegno concreto". Nell'omelia, il Benedetto XVI ha parlato come di un dono della Dottrina di Leone XIII, nonchè della "nuova fraternita' cristiana" che "supera la separazione tra schiavi e liberi, e innesca nella storia un principio di promozione della persona che portera' all'abolizione della schiavitu', ma anche ad oltrepassare altre barriere che tuttora esistono". E in linea con queste parole, "soluzioni proporzionate e adeguate, per giungere a concedere agli immigrati una cittadinanza che aiuti la societa' ad avviarsi su cammini piu' grandi di sviluppo, crescita e maturazione", sono state auspicate dal segretario della Cei, intervenuto su Rai Uno alla trasmissione "A Sua Immagine", che era in diretta dalla cittadina meta della visita del Pontefice. "Su questo tema - sono le parole di Crociata -, vorrei attestarmi, piu' che su formule e modalita' tecniche che si debbono valutare in altra sede, nell'affermare che gli immigrati sono di fatto, come i cittadini, parte di questo Paese, e portatori di una ricchezza che ci rende piu' capaci di affrontare il futuro". Essere cristiani, del resto, ripete da parte sua il Papa citando ancora Gioacchino Pecci, "e' impegnativo, non puo' dipendere da entusiasmi e opportunismi; dev'essere una decisione ponderata, presa dopo essersi domandati in coscienza" le ragioni di una tale scelta. Ma l'insegnamento piu' attuale del suo predecessore - richiamato da Benedetto XVI - e' forse che "la questione sociale si poteva affrontare positivamente ed efficacemente con il dialogo e la mediazione". Parole alle quali e' seguita, nella preghiera dei fedeli, l'invocazione "per la difficile situazione occupazionale che attraversa la Ciociaria, perche' i responsabili della cosa pubblica e delle imprese sappiano trovare soluzioni adeguate sempre nella dignita' della persona", ma pure "per il nostro Paese, che sembra incapace di formare alla vita, specialmente le giovani generazioni" e "per il mondo di oggi, segnato come ai tempi di Leone XIII da nuove e stridenti ingiustizie sociali ed economiche". Sul tema della precarieta', rientrato a Castelgandolfo per l'Angelus, il Papa ha voluto smentire personalmente le interpretazioni date al suo Messaggio per la ‘Giornata Mondiale della Gioventù’ 2011 da alcuni media che avevano estrapolato dal contesto una frase che accennava al tema del "posto fisso". Se non la Chiesa, "chi - si e' chiesto Ratzinger - propone ai giovani di essere 'radicati' e 'saldi'? Piuttosto si esalta l'incertezza, la mobilita', la volubilità". "Tutti aspetti che - ha scandito il Santo Padre - riflettono una cultura indecisa riguardo ai valori di fondo, ai principi in base ai quali orientare e regolare la propria vita". "In realta' - ha continuato chiarendo il senso delle parole malcomprese da alcuni vaticanisti -, io stesso, per la mia esperienza e per i contatti che ho con i giovani, so bene che ogni generazione, anzi, ogni singola persona e' chiamata a fare nuovamente il percorso di scoperta del senso della vita, e proprio per questo ho voluto riproporre un messaggio che, secondo lo stile biblico, evoca le immagini dell'albero e della casa". Secondo il Pontefice, "il giovane, infatti, e' come un albero in crescita: per svilupparsi bene ha bisogno di radici profonde, che, in caso di tempeste di vento, lo tengano ben piantato al suolo". "Cosi' - ha rimarcato -, anche l'immagine dell'edificio in costruzione richiama l'esigenza di valide fondamenta, perche' la casa sia solida e sicura". "Apriamo i quotidiani e restiamo storditi. Il messaggio del Papa viene spacciato come un invito alla precarietà", ha scritto intanto ‘Avvenire’ in un corsivo siglato dal direttore, Marco Tarquinio, rammentando che nella sua missiva per la Gmg, il successore di Pietro "accenna alla 'domanda del posto di lavoro' e di 'un terreno sicuro sotto i piedi', ma chiarisce che 'allo stesso tempo la gioventu' rimane comunque l'eta' in cui si e' alla ricerca della vita piu' grande'. Allo stesso tempo. Tra virgolette". E indicando, insiste Tarquinio, "il lavoro come problema grande e pressante", un concetto che - ha rilevato il giornalista - nelle cronache "scompare". "Packard, piu' di mezzo secolo fa, denunciava i persuasori occulti: oggi - ha commentato il quotidiano cattolico - e' l'epoca dei dissuasori palesi, che magari sanno scrivere meglio di chiunque altro, ma hanno dei problemi con la lettura. Come certi studenti delle medie". Nel corsivo, Tarquinio si e' rivolto direttamente ai vaticanisti per invocare "rispetto per i giovani e per cio' che il Papa in un mondo sufficiente e ostile sa dire loro". E prima ancora, "la comprensione del testo, colleghi". A Carpineto Romano, con Gianni Letta che rappresentava il Governo, c'erano anche il Sottosegretario ai Beni Culturali, Francesco Giro, e tre leader dell'Udc: Pierferdinando Casini, Lorenzo Cesa e Rocco Buttiglione. In prima fila, inoltre, la governatrice del Lazio, Renata Polverini, e il Presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti. Arrivato in elicottero da Castelgandolfo, Benedetto XVI ha percorso la cittadina in "papamobile" tra due ali di folla festanti ed ha quindi ricevuto il benvenuto del sindaco, Quirino Briganti, e del vescovo di Anagni-Alatri, Monsignor Lorenzo Loppa. "La sua testimonianza - ha chiesto quest'ultimo al Pontefice nel suo indirizzo di saluto - sia sempre coraggiosa, e il suo servizio profetico possa in ogni momento esprimere cio' che e' chiamato a dire nel nome di Gesù". |
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